Disabili si nasce, ma spesso disabili si diventa; per una malattia, un incidente o perché gli anni che passano ci rendono inabili a compiere gesti quotidiani, come testimoniano le storie di molte persone che si sono trovate un giorno a non essere più in grado di fare cose che facevano agevolmente solo un attimo prima.

Le barriere tra i disabili e le persone che solitamente vengono definite normodotate sono principalmente barriere dovute alla difficoltà di rapportarsi con l’altro, pertanto la vera barriera è culturale.

La soluzione al vero problema dell’handicap non sta nella medicina, nella terapia, né tanto nell’ingegneria genetica o nella buona volontà, ma va ricercata a livello culturale. Si tratta di sradicare la paura che, da sempre ruota attorno al deficit. Se si riesce a fare questo, si possono vedere realizzati tutti quei discorsi sull’accettazione, sull’emancipazione, sull’inserimento sociale degli handicappati. Il vero problema dell’handicap, quindi, è solo la paura della diversità.

Dietro alla parola disabile c’è un mondo di abili a fare altro, di sensibilità a volte sconosciute, a volte incomprese, altre volte valorizzate. Siamo tutti diversi, ognuno con i suoi pregi e le sue difficoltà, siamo tutti “diversabili”…
La diversità ci aiuti tutti a capire come ogni uomo sia unico e speciale e la diversità è fonte di gioia, di vita e di salvezza. La persona con handicap, obbliga a rivedere delle regole di vita che spesso si danno per scontate; obbliga a mettersi in gioco, a guardare la realtà da un altro punto di vista. Ti obbliga a capire che ogni uomo è importante non per quanto riesce a produrre, per il posto in società che riesce a conquistare, ma è importante perché unico.

La persona disabile ha un ruolo essenziale per la vita sociale: la capacità di umanizzare l’ambiente in cui si trova. E’ una grande educatrice, perché obbliga coloro che incontra ad uscire da sé e ad accorgersi che lei esiste. È questo che l’Anno Europeo della Disabilità vuole ricordare: l’atto di ingiustizia più grave verso le persone con disabilità è considerarle come destinatarie di assistenza. Invece esse devono trovare le vie ed il modo per realizzare i propri diritti e doveri, come tutti gli altri. L’importante è dare a tutti la possibilità di sviluppare al meglio le sue potenzialità, le proprie inclinazioni, senza pregiudizi e senza pensare che in fondo stare al mondo vale la pena solo se lo si fa in maniera “facile”.


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